
Quando si parla di difficoltà a concepire un figlio, il pensiero va spesso alla salute riproduttiva femminile. Tuttavia, è fondamentale ricordare che il fattore maschile è coinvolto in circa il 50% dei casi di infertilità di coppia. In altre parole, nella metà delle situazioni in cui una gravidanza non arriva, l’uomo ha un ruolo determinante. E tra le molteplici cause di infertilità maschile — genetiche, ormonali, anatomiche o legate allo stile di vita — un posto importante e spesso trascurato è occupato dalle infezioni del tratto genitale.
Un problema diffuso ma ancora poco conosciuto
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa una coppia su sei nel mondo ha difficoltà a ottenere una gravidanza spontanea nell’arco di un anno. Il fattore maschile, da solo o in combinazione con quello femminile, è presente in circa la metà dei casi.
L’infertilità maschile, di per sé, può dipendere da diverse problematiche: una bassa concentrazione di spermatozoi, una loro ridotta mobilità, anomalie morfologiche o difficoltà nel loro trasporto. A influire negativamente ci sono anche il varicocele, alterazioni ormonali, mutazioni genetiche e condizioni immunologiche. Ma tra queste, le infezioni genitali rappresentano una causa frequente e sottostimata, che merita più attenzione.
Infezioni e fertilità: cosa succede?
Le infezioni del tratto urogenitale maschile — come prostatiti, uretriti, epididimiti, orchiti — possono compromettere in modo significativo la fertilità. I dati parlano chiaro: fino al 44% dei casi di infertilità maschile è associato a infezioni o infiammazioni non diagnosticate, spesso asintomatiche.
A livello pratico, un’infezione può causare infiammazioni locali che danneggiano i tessuti dei testicoli o delle vie seminali. In assenza di trattamento, possono comparire fibrosi, ostruzioni, o alterazioni della spermatogenesi, ovvero della produzione di spermatozoi. Tutto ciò si traduce in parametri alterati allo spermiogramma: meno spermatozoi, meno mobili, morfologicamente anomali.
Anche alcuni virus — come HPV, HIV, epatiti o persino SARS-CoV-2 — possono avere un impatto negativo sulla qualità del liquido seminale, aumentando la frammentazione del DNA degli spermatozoi e riducendo le possibilità di fecondazione.
Quali sono gli agenti infettivi più comuni?
Tra i principali batteri e microrganismi coinvolti troviamo:
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Escherichia coli
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Chlamydia trachomatis
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Ureaplasma urealyticum
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Mycoplasma hominis
Molti di questi possono essere presenti nel tratto urogenitale senza dare sintomi evidenti, ma interferiscono con la funzionalità riproduttiva. In alcuni casi, l’infezione può essere trasmessa sessualmente, per questo è fondamentale adottare precauzioni e sottoporsi a controlli regolari se si sta cercando un figlio.
Diagnosi e trattamento: agire per tempo fa la differenza
Un’infezione trascurata può diventare cronica e compromettere in modo duraturo la fertilità. Per questo motivo, in presenza di infertilità è indispensabile prevedere nel percorso diagnostico una valutazione andrologica completa, che includa anche lo screening per le infezioni urogenitali.
Gli esami utili includono:
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Spermiogramma completo
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Esami colturali su liquido seminale
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Valutazioni ormonali
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Ecografie testicolari e prostatiche
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Visita andrologica/urologica
Una diagnosi precoce consente di avviare trattamenti mirati, antibiotici o antinfiammatori, e in molti casi permette un recupero della fertilità o l’accesso a tecniche di procreazione assistita in condizioni più favorevoli.
In conclusione
Quando si affronta un percorso per diventare genitori, è importante che entrambi i partner siano valutati con attenzione. L’infertilità maschile va riconosciuta e trattata con lo stesso impegno e rispetto che si riserva alla fertilità femminile. E le infezioni rappresentano uno dei capitoli più rilevanti da approfondire, perché spesso sono silenziose, ma curabili.
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