
Quando una gravidanza non arriva, il primo passo non è il trattamento, ma la diagnosi.
Capire le cause dell’infertilità è fondamentale per impostare un percorso efficace, evitando perdite di tempo e interventi non necessari. Ogni coppia ha una storia clinica diversa e richiede un approccio personalizzato, basato su una valutazione accurata.
Il percorso diagnostico si sviluppa attraverso diverse fasi, che permettono di analizzare in modo completo tutti i fattori coinvolti.
Anamnesi e visita ginecologica: il punto di partenza
La diagnosi inizia sempre con un colloquio approfondito e una visita specialistica.
L’anamnesi consente di raccogliere informazioni fondamentali sulla storia clinica della paziente: regolarità del ciclo mestruale, eventuali patologie ginecologiche, interventi chirurgici, gravidanze precedenti, stile di vita e abitudini quotidiane.
La visita ginecologica, associata spesso a un’ecografia transvaginale, permette di valutare l’anatomia dell’utero e delle ovaie, identificando eventuali anomalie come fibromi, polipi o segni di endometriosi.
Questa fase è essenziale perché orienta tutto il percorso successivo.
Diagnostica di primo livello: gli esami di base
Dopo la prima valutazione, si procede con gli esami di primo livello, che rappresentano il primo step diagnostico.
Questi includono generalmente dosaggi ormonali per valutare la riserva ovarica e il corretto funzionamento dell’asse ormonale, oltre al monitoraggio dell’ovulazione.
Fondamentale è anche la valutazione della pervietà delle tube, che può essere eseguita attraverso esami specifici come la sonoisterosalpingografia.
Si tratta di indagini non invasive o minimamente invasive, che forniscono già molte informazioni utili per comprendere le possibili cause della difficoltà a concepire.
Diagnostica di secondo livello: quando approfondire
Quando gli esami di primo livello non sono sufficienti a chiarire il quadro, si passa alla diagnostica di secondo livello.
In questa fase possono essere indicati esami più approfonditi, come l’isteroscopia per valutare la cavità uterina o la laparoscopia per studiare direttamente gli organi pelvici, soprattutto in presenza di sospetta endometriosi o aderenze.
Possono essere richiesti anche esami genetici o immunologici, in base alle caratteristiche della coppia e alla storia clinica.
Questi approfondimenti consentono di individuare condizioni meno evidenti, ma che possono avere un impatto significativo sulla fertilità.
Il ruolo del partner maschile
La valutazione della fertilità non può prescindere dal partner maschile.
In circa il 40-50% dei casi, infatti, l’infertilità è legata, in tutto o in parte, a fattori maschili. Per questo motivo è fondamentale includere fin da subito lo studio del partner nel percorso diagnostico.
L’esame principale è lo spermiogramma, che analizza numero, motilità e morfologia degli spermatozoi. In base ai risultati, possono essere indicati ulteriori approfondimenti, come esami ormonali, genetici o andrologici.
Un approccio corretto alla diagnosi prevede sempre una valutazione di coppia, non del singolo.
Un percorso personalizzato
La diagnosi rappresenta la base di ogni percorso di cura. Solo comprendendo le cause è possibile scegliere il trattamento più adeguato, evitando tentativi inutili e aumentando le probabilità di successo.
Affrontare il percorso con uno specialista esperto permette di avere una visione chiara e strutturata, riducendo ansia e incertezze.
Il Dott. Massimiliano Pellicano riceve presso il Centro Delta, in
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